Rosario Vesco

Rosario Vesco
note critiche e recensioni
Antonio Oberti

In Rosario Vesco l’amore per la terra non è mai venuto meno e mai, sono certo, cambierà l’atteggiamento nei suoi confronti. Come di chi comprende benissimo che la realtà siciliana, gli uomini che l’abitano con i loro sentimenti gli appartengono perché essi non potranno mai diventare, al suo sguardo e ai suoi ricordi, inutili o inerti. E’ indubbiamente un linguaggio pittorico che nasce dal cuore, un sentimento intimo e delicato espresso in una serie di vibrazioni e variazioni cromatiche studiate e nello stesso tempo, quel che più interessa, poeticamente equilibrate. La pittura di Rosario Vesco, viva e immediata, si abbandona liberamente all’espressione pittorica e accordando audacia e misura si colma di malinconia. Quella che pervade l’aria dei campi in fiore, il ricordo delle pecore al pascolo, gli alberi che chiudono nel silenzio i loro giorni. Un lirismo dunque mai esasperato, messo in libertà come significato morale di una scelta. Paesaggi del Sud dove il colore, nella sua essenzialità tonale, è colmo di echi ed ha in sé il potere, oserei dire magico, di una inesauribile suggestione. Un colore riservato e piacevole immerso nella luminosità atmosferica. Va da sé che tutti i suoi paesaggi, ed anche la nature morte, sono all’insegna di un intuito cosciente e di una precisa volontà: quella di sottolineare il senso emergente e il significato virtuale della natura.
Arte Italiana per il Mondo - vol. 15