Rosario Vesco

Rosario Vesco
note critiche e recensioni
Bruno Mandelli

Presento con impegno in prima persona, plaudo con vivo compiacimento all’opera del pittore Rosario Vesco, ritrovato sempre più convinto e capace nell’attraversamento ostinato del suo personalissimo ed efficace territorio mediterraneo, dove si riconferma autore di innegabile talento descrittivo di soggetti e situazioni che vanno scomparendo negli abissi della memoria collettiva. Notevoli gli acquerelli (piccoli) dove riesce ad imporre, senza ricorrere alla “sintesi simbolica”, l’intero e completo svolgersi del tema trattato. Pittura, la sua che trasmette forti emozioni, nonchè stimoli sensitivi non ignorabili
14 Febbraio 1998
Bresso - Presentazione della Personale di Rosario Vesco
La prima cosa che colpisce, cattura e affascina nei dipinti del M° Rosario Vesco è l’incredibile “solarità” dei colori proposti e trattati con rara e squisita arte pittorica, dove il rosso si colora di turgidi riflessi, quasi sanguigni, caldi e sensualmente mediterranei, contrapposto al giallo tenue, in moltissime opere da ritenersi inimitabile, indefinibile per questa sua originalissima tonalità che trasfonde luminosità alle sue nature morte inconfondibili, poiché immediatamente attribuibili alla magistrale autenticità dell’Autore. L’apparente, ma voluto disordine logistico delle sue opere, attraverso la disposizione dei soggetti secondo una gradualità tonale ricercata e voluta di rara efficacia e difficile studi, indicano senza possibilità di equivoco, quella suggestione univoca artisticamente dovuta e meritata del M° Rosario Vesco, laddove un cesto colmo a misura, s’avvampa come un vero e proprio braciere accanto alla “sacralità pagana” di una ceramica o coccio non importa, nel momento che si trasforma nella liturgia del quotidiano così mirabilmente e sensibilmente espressa. Quel far piovere la luce tra oggetti e cose, come “irradiata” dall’ispirazione e colta, cristallizzata nel suo momento magico e immediatamente tradotta in essere sul dipinto con rapida ed esaltante esecuzione.
Ne sorte nell’insieme la forte personalità artistica del M° Rosario Vesco che in una delle sue quotatissime e introvabili ormai nature morte ( mercanti d’arte e collezionisti saccheggiano il suo studio nel nome di illacrimabili “espropri culturali”! ) dicevamo, il M° Rosario Vesco è riuscito a tradurre con un “verismo” in possesso di pochissimi autori contemporanei, financo in un grappolo d’uva accosto ad altri frutti raccolti in un cesto, quel lieve e non sempre traducibile e individuabile “passito” presente nelle uve raccolte e conservate oltre vendemmia. Talento artistico indiscutibile quindi quello del M° Rosario Vesco, ammaestratosi nella rigorosa autodisciplina dell’impressionista di grido che nelle sue opere ci richiama ai valori semplici e inalienabili della natura, come riferimento di equilibrio interiore, sempre più raro in questi aridi tempi che ci risucchiano ineluttabilmente alle soglie del terzo millennio. La dura fatica e il riposo laborioso dell’Uomo, indissolubili e inallontanabili ci vengono ripresentati dal M° Rosario Vesco in quella superba “criniera d’agli” dipinta amorosamente in cascata, appesa al rozzo schienale di una sedia contadina, dove ancora palpita la “traccia” e l’essenzialità di una presenza inequivocabilmente proposta. Solarità e arte avvincente quella del M° Rosario Vesco che indaga sul quotidiano pittorico dei nostri giorni, regalandoci squarci di umanissima emozione con la rara efficacia in possesso di pochi, se non pochissimi Artisti del nostro tempo.
Conosco il Pittore Rosario Vesco dai tempi della sua “sensuale solarità mediterranea” (di cui si è già scritto), che lo ha imposto all’attenzione della critica e dei collezionisti, sia per la scelta sofferta e univoca dei soggetti, che per la magistrale caratura artistica dell’esecuzione, quando in esemplare cromìa, ci propone l’Uomo e la sua oscura fatica, cogliendo la semplicità dei gesti quotidiani, elevandola alla sacralità del lavoro, qualunque lavoro, come debito incoartabile verso un’illacrimabile società migliore. Si guardino i “mercati mediterranei” luminescenti di quell’aura dorata che attraverso la luce intride l’aria e i luoghi in una trasparenza avvolgente che richiama alla mente posti già visti, ma non immediatamente ricordati. Ritrovo il pittore Rosario Vesco nel momento che attraverso la dura e non facile disciplina dell’acquerello, lui affermato esecutore di olio su tela, affronta con bravura e successo il territorio dei mestieri di cui si va perdendo memoria, laddove rappresenta la paziente e laboriosa opera del contadino impegnato a battere la lama della falce per approntarla a prossime mietiture, in quella pensosa ripetizione del gesto che assume l’accertata, quasi visibile, lentezza del movimento e financo il ritmo e l’intuizione felice per chi osserva, lo scandire metallico del suono.
I gesti dell’intreccio dei vimini nella positura delle braccia e le mani abili al lavoro, ingrovigliate quasi per magìa assunta attraverso l’esperienza costretta del lavoro, pongono il pittore Rosario Vesco nella veste dell’Artista che riesce ad interpretare con efficacia la dinamica del movimento, raffigurando l’azione sospesa come in “fermo immagine”,ottenendo nel contempo la completezza e lo svolgersi consequenziale dell’inciso. L’innocente sussiego del “Maestro Ceramista” che in punta di pennello arabesca i suoi vasi allineati sul banchetto, fra tende leggere mosse dal vento, salito in cattedra per offrire il suo talento ai turisti in transito alla ricerca di un ricordo al luogo. Queste le poliedriche visioni artistiche sui temi del lavoro, presentate dal pittore Rosario Vesco che si riconferma attento indagatore dell’ “asteroide” Uomo in una sorta di “Codice 2000” alle soglie del terzo millennio. Indimenticabili le sue opere a olio, sempre “solari” e “irraggianti” luce e calde sanguigne tonalità dal quale ne sorte nell’ insieme una forte personalità e caratura artistica invero rara nel popolatissimo arengo pittorico contemporaneo. Caratura artistica indiscutibile quindi, quella di Rosario Vesco, ammaestratosi nella rigorosa autodisciplina dell’impressionista di talento che nelle sue opere ci richiama ai valori semplici e inalienabili dell’Uomo e della Natura.
. . nell’ infaticabile ricerca artistica del pittoresco e umanissimo territorio delle sue ispirazioni, l’ Artista raggiunge rarefatte dimensioni temporali del vissuto quotidiano, proponendo con magistrale efficacia personaggi, momenti e luoghi, altrimenti misconosciuti, che arricchiscono il patrimonio artistico collettivo. . . . . . la felicità dei soggetti scelti, come sopravvissuti alla ‘ diaspora siciliana’, sembrano posti dall’ Artista come per un censimento dei rimasti, laddove la scorrevolezza del tratto di esecuzione ne colpisce i lineamenti e la serenità del lavoro, chiara dimostrazione della matrice artistica di cui è in possesso. . .
. . . la ‘ sicilianità ‘ dei soggetti e la cruda inconsueta ricerca degli argomenti narrati e dipinti, senza indulgere all’ oleografia conclamata da altri, trasformano una raffigurazione rurale, delicatamente scelta dall’ Artista, in un epilogo vicinissimo a quel realismo, unicamente ottenibile da talento, sensibilità e Arte . . . Il presepe artistico dell’ Autore si anima di personaggi che, efficacemente ritratti, interpretano con grande semplicità il percorso quotidiano della fatica onesta, tra ulivi contorti in superba campitura e paglie d’ oro tipici di Ribera (Sicilia degli aranci e di profumi intensi), indiscutibile bravura dell’ Artista, è l’ immediatezza del sentimento suscitato e descritto amorosamente attraverso la magia sapientemente distribuita del colore . . .